da “Donne che corrono coi lupi” – Trappola numero tre

“TRAPPOLA NUMERO TRE: IL TESORO BRUCIATO , HAMBRE DEL ALMA

Ci sono fuochi di gioia e fuochi di annientamento. I primi sono di trasformazione, gli atri di decimazione. E’ il fuoco della trasformazione quello che noi vogliamo. Però molte donne accettano di essere troppo in ordine, troppo carine, troppo compiacenti nei confronti dell’altrui modo di vedere il mondo. Cediamo al fuoco distruttivo quando digeriamo valori, propaganda e filosofie all’ingrosso, teorie psicologiche incluse. Quando dipingiamo, agiamo, scriviamo, facciamo, siamo in modi che umiliano la nostra vita, indebolendo la nostra visione, spezzandoci le ossa dello spirito. Un gran pallore si diffonde allora sulla vita, perché la donna diventa hambre del alma , un’anima che muore di fame. Rivuole la sua vita profonda….

Troppe, troppe donne hanno fatto un voto terribile prima ancora di avere idee più chiare. Da giovani, affamante di incoraggiamenti e sostegno, ricolme di dolore e rassegnazione, hanno poggiato la penna, rinchiuso le parole, spento il canto, arrotolato la tela e giurato d non toccarli mai più. In una condizione siffatta una donna è entrata inavvertitamente nel forno insieme con la sua esistenza fatta a mano. La sua esistenza si riduce in cenere.

L’esistenza di una donna può svanire nel fuoco dell’odio di sé perché i complessi talvolta corrodono e, almeno per qualche tempo, riescono magnificamente a spaventarla, impedendole di avvicinarsi troppo al lavoro o alla vita che per lei conta. Molti sono gli anni passati nel non andare, non muoversi, non apprendere, non scoprire, non ottenere, non prendere, non diventare.

La visione che una donna ha della propria vita può essere anche decimata dalla gelosia o dalla distruttività altrui. La famiglia, i mentori, i maestri e gli amici non dovrebbero essere distruttivi se e quando provano invidia, ma talvolta lo sono, in modi assai sottili o neanche tanto sottili. Nessuna donna può permettere che la sua vita creativa resti appesa a un filo in una relazione antagonistica d’amore, o con i genitori, un insegnante, un amico.

Quando la vita-anima personale è ridotta in cenere, la donna perde il tesoro vitale e comincia a diventare arida come la Morte. Nel suo inconscio, il desiderio di una gioia selvaggia, non soltanto continua ma si ingrossa e straripa, e alla fine la trascina via, feroce e famelico.

Essere nello stato di hambre del alma significa provare una fame implacabile. Allora la donna arde di fame per qualunque cosa la faccia sentire di nuovo viva. La donna catturata afferrerà qualsiasi cosa, buona o no, appaia simile al tesoro originale. La donna affamata della sua vera vita-anima può apparire “in ordine e ben pettinata” all’esterno, ma dentro è piena di decine di mani tese e di bocche vuote. In siffatto stato, assumerà qualsiasi cibo, senza badare alle sue condizioni e ai suoi affetti, poiché tenta di compensare antiche perdite. Eppure, sebbene questa sia una situazione terribile, il Sé selvaggio non si dà per vinto e continua a provare a salvarci. Sussurra, geme, chiama, trascina nei nostri sogni notturni le nostre carcasse scarnificate finchè non diventiamo consce della condizione in cui ci troviamo e non prendiamo le misure necessarie per riappropriarci del tesoro.

Riusciamo a comprendere meglio la donna che si tuffa negli eccessi – i più comuni sono le droghe, l’alcool, gli amori sbagliati – e che è sospinta dalla fame di anima osservando il comportamento dell’animale affamato in cerca di preda….Il lupo nelle favole e nella vita reale gode di una pessima, e immeritata, reputazione. In realtà i lupi sono creature sociali scrupolose. L’intero branco è organizzato in modo tale ce gli esemplari sani uccidano solamente quanto è necessario per la sopravvivenza, e questo modello si allenta o cambia solo se un lupo o il branco vengono colpiti.

In due casi il lupo uccide indiscriminatamente, e in entrambi non sta molto bene: se ha la rabbia o se è arrabbiato, oppure dopo un periodo di carestia. L’idea che la fame possa alterare il comportamento delle creature è nell’insieme una metafora significane per la donna affamata d’anima. Nove volte su dieci la donna che ha un problema spirituale/psicologico che la induce a cadere nelle varie trappole e a ferirsi gravemente è una donna che sta soffrendo la fame, ovvero che è stata in passato drammaticamente affamata di anima.

Fra i lupi, la carestia sopravviene quando la neve è alta ed è impossibile raggiungere la selvaggina. Cervi e caribù fanno da spazzaneve; i lupi seguono i sentieri che hanno tracciato attraverso la neve. Allorchè i cervi vengono bloccati da forti nevicate, nessuno più crea dei solchi nella neve, e allora anche i lupi restano bloccati. Arriva dunque la carestia. Per il lupo il periodo più difficile è l’inverno. Per la donna la carestia può arrivare in qualsiasi momento, può venire dalle più varie provenienze, compresa la sua cultura.

Per i lupi di solito la carestia finisce con la primavera, con lo sciogliersi delle nevi. Dopo la carestia talvolta il branco si abbandona alla strage: i suoi membri non mangiano la maggior parte delle prede che uccidono, né le nascondono. Le lasciano lì. Uccidono molto di più di quanto possano mangiare, molto di più di quanto possa loro abbisognare. Un processo simile si verifica quando una donna è stata catturata e muore di fame. D’improvviso libera di andare, fare, essere, corre il pericolo di abbandonarsi a una serie di eccessi….sentendosi anche giustificata….

C’è qualcosa nella fame che provoca un obnubilamento del giudizio.

Così, quando il tesoro della vita più ricca di una donna è stato ridotto in cenere, invece di essere spinta dall’anticipazione la donna è posseduta dalla voracità….

Se di una donna si presume ce debba soltanto essere una signora che se ne sta seduta con le ginocchia strette, se è stata educata a scandalizzarsi quando si usa un linguaggio un po’ sboccato, se non le è mai stato consentito di bere altro che latte pastorizzato, allora quando viene liberata state alla larga!….

Dopo la carestia esiste in lei la paura di essere ancora, un giorno o l’altro, catturata. Così, finchè dura, se la gode.

L’uccidere più del necessario mediante gli eccessi, o i comportamenti eccessivi, viene agito da donne costrette a sopportare la fame di una vita che per loro ha senso e significato. Quando una donna sta senza i suoi cicli o i suoi bisogni creativi per lunghi periodi di tempo, passa alla sfrenatezza con alcool, droghe, collera, spiritualità, oppressione degli altri, promiscuità, gravidanze, studio, creazione, controllo, istruzione, disciplina, buona forma fisica, macrobiotica, per non citare che alcuni dei più comuni eccessi. Quando si abbandonano a questi eccessi, le donne compensano la perdita dei cicli regolari di espressione di sé, di espressione dell’anima, di sazietà dell’anima.

La donna affamata sopporta una carestia dopo l’altra. Magari progetta la fuga, ma crede che abbia costi troppo altri, in libido, in energia. Può inoltre non essere preparata a livello di istruzione, economicamente o spiritualmente. Purtroppo, la perdita del tesoro e la memoria profonda della fame possono farci considerare auspicabili gli eccessi. E, ovviamente, è un tale sollievo e un tale

piacere essere finalmente in grado di provare una sensazione, qualsiasi sensazione.

Per cambiare, la donna appena liberata dalla fame vuole godersi la vita. Finiscono con il metterla in pericolo le percezioni smorzate sui confini emotivi, razionali, fisici, spirituali e finanziari necessari per la sopravvivenza…..

Ecco il guaio della fame. Senza farsi domande, la donna afferrerà qualunque cosa sia in apparenza capace di appagare quella brama

“Donne che corrono coi lupi” C.P. Estes

 

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